La maggior parte delle persone (probabilmente anche molti di voi) risponderebbe d’istinto di no. Perchè si dovrebbe sentire la mancanza di nottate fredde, di un cuscino scomodo e di un pavimento che un pavimento non è? Però succede. Più spesso di quanto si pensi. A me, per esempio, soprattutto quando sono a Milano, capita di continuo. E so che chi ha avuto la fortuna di vivere un trekking di più giorni, immerso nella natura, può capire perfettamente ciò che intendo.




Può sembrare quasi una follia provare nostalgia per una “casa” fatta di stoffa, per le mattine in cui uscire dal sacco a pelo richiede molto coraggio, per la polvere che si infila ovunque, il fango che si attacca alle scarpe, l’aria umida e la sveglia che suona all’una di notte. Eppure in tutte queste cose c’è una forma di libertà difficile da spiegare: il sacco a pelo che ti avvolge e ti protegge , il silenzio che cala sul campo quando il sole se ne va, il telefono che non prende, le cene in compagnia di sconosciuti diventati nuovi amici con i quali condividere stanchezza, fatiche e bellezza. Succede quando la vita di tutti i giorni diventa troppo comoda, troppo controllata, troppo prevedibile. Succede quando hai bisogno di ricordarti quanto poco serva davvero per sentirti vivo. Succede quando la natura ti mette davanti a panorami così belli da farti dimenticare tutto il resto.
Tra lagune, stelle e Montagne Arcobaleno
Così è stato per il trekking dell’Ausangate: cinque giorni e una sessantina di chilometri percorsi attorno a una delle montagne più sacre delle Ande peruviane. Una delle esperienze più intense della scorsa estate, un cammino ad anello fatto di paesaggi incredibili, di laghi di un blu surreale, di vallate silenziose in cui pascolano silenziosi alpaca, lama e vigogne.


È un trekking ancora poco conosciuto e lontano dalla folla…anche se si trova a pochi chilometri da una delle zone più turistiche del Perù: Cusco. Un percorso non lontano dalle famose Rainbow Mountains che ti permette di viverle da una prospettiva completamente diversa: niente ressa, niente gruppi rumorosi, nessuna foto troppo turistica.
E poi ci sono le notti. Quelle notti stellate che sembrano quasi finte. Ce ne stavamo con il naso all’insù a guardare la Via Lattea, luminosa e vicinissima, resa ancora più bella dal bassissimo inquinamento luminoso e dal cielo dell’emisfero australe che mostra costellazioni diverse da quelle a cui siamo abituati.
Le giornate sono trascorse tra sveglie all’alba, passi oltre i cinquemila metri, sole che scalda, nuvole, vento gelido e persino qualche (yeeeee!) fiocco di neve arrivato all’improvviso.


Il gruppo diventa come una famiglia. Si condividono fatica, silenzi, risate improvvise, infusi di coca al campo e la vista del primo raggio di sole sulle cime delle montagne. Legami che difficilmente si dimenticano.
Quella strana nostalgia di tenda e sacco a pelo, in fondo, parla di libertà ed essenzialità: cose che ahimè, nella vita di tutti i giorni, travolta da stress, consegne, (inutili) comodità e paure immotivate si perdono facilmente. I lunghi cammini, la tenda, il sacco a pelo e quel pavimento che non c’è…ecco. Sono loro a ricordarmi che cosa conta davvero ❤️