Viaggiare diversamente

Esiste un modo di viaggiare diverso, lontano da rotte turistiche e instagrammabili, lontano dai viaggi di gruppo o da qualsiasi tipo di vacanza. Partire per lavorare in cambio di un posticino in cui stare è un modo diverso (e bellissimo!) di scoprire il mondo.

06 Maggio 2026

Poco più di un anno fa sono partita per raggiungere un allevamento di Husky nel cuore della Lapponia finlandese. Nessuna vacanza, nessuna attività programmata: sono partita per offrire il mio aiuto in cambio di vitto e alloggio.
In giro per il mondo ci sono attività, ristoranti, hotel, ostelli e persone che offrono lavori temporanei in cambio di cibo e di un posto dove dormire.
Credo sia un modo diverso di scoprire culture differenti, che permette di vivere davvero un paese e di conoscerne più a fondo la quotidianità e le tradizioni locali. In alcuni casi ci si trova a vivere in famiglia, in altri a lavorare in strutture ricettive come hotel o ristoranti; altri ancora cercano aiuto per accudire animali o per dedicarsi alle piante e all’agricoltura.

La mia esperienza all’Old Pine, in Lapponia

Che mi piacciano la neve, il freddo e i paesi del Nord Europa non è affatto un mistero ma a dire il vero, fino a qualche tempo fa, mai avrei creduto che mi sarei potuta ritrovare ad allenare cani da slitta in Finlandia.
L’Old Pine Husky Farm si trova a circa un’ora a Sud di Rovaniemi, la città incantata diventata famosa grazie a Babbo Natale e alle sue amate renne.

È un luogo magico, immerso nel bosco, dove Simona una ragazza italiana che nella vita faceva tutt’altro, ma già abituata a lavorare con i cani, si è trasferita quando ha deciso di lasciare l’Italia per cambiare vita.

Old Pine Husky Farm
L’Old Pine Husky Farm in Finlandia
Old Pine Husky Farm

Qui ci sono circa una cinquantina di cani, principalmente Malamute e Husky, cani abituati a vivere al freddo e a trainare slitte su neve e ghiaccio. Un tempo spostarsi con slitte trainate da cani di questo tipo era una necessità, l’unico modo per affrontare grandi distanze. Oggi è diventato un vero e proprio sport (ci sono gare e competizioni internazionali!) o un’attività da fare all’aria aperta per vivere da vicino luoghi come questi.

L’Old Pine oltre ad essere un allevamento di cani da slitta è anche un hotel e un ristorante che soprattutto durante l’inverno lavora a pieno regime con turisti di tutto il mondo.
Sono arrivata qui dopo un colloquio telefonico in cui mi è stato spiegato di cosa mi sarei occupata e come sarebbe stata la mia giornata. Un lavoro di circa 5-6 ore al giorno che mi avrebbe lasciato un po’ di tempo libero da dedicare al mio shop on-line e alla mia attività. Mi sono fermata per circa due mesi, da metà aprile a metà maggio, il periodo ideale da questi parti per toccare con mano quello che da queste parti si può davvero chiamare “il disgelo”.

I primi giorni, sotto la supervisione di Simona e Alessandra (un’altra ragazza italiana che ha deciso di cambiare vita!) ho avuto modo di conoscere i cani e i loro caratteri e di capire quella che sarebbe stata la routine giornaliera. La mattina, dopo aver pulito i recinti e le cucce in cui si trovano i cani era dedicata all’allenamento. I cani hanno bisogno di muoversi e di correre e quando la neve inizia a sciogliersi e non è più possibile utilizzare una slitta vera e propria, trainano a una sorta di cart su ruote.

L'allenamento dei cani con la slitta su ruote
L’allenamento dei cani con la slitta su ruote

Per i cani si tratta di un’attività divertente, una sorta di gioco. Quella che dall’esterno può essere visto come un giro rapido richiede in realtà tempo ed energie. Si scelgono alcuni cani, li si veste con le apposite pettorine (di misure diverse in base alla taglia del cane) e poi li si aggancia al cart seguendo una disposizione ben precisa decisa dal musher (il “driver” della slitta), in questo caso Simona che grazie alla sua esperienza sa quali cani è meglio posizionare davanti, quali dietro e quali invece è bene posizionare al centro.

Terminato il giro con i cani ne portavamo alcuni a giocare e a correre in modo che si potessero sfogare e stancare per benino.
Nel primo pomeriggio, subito dopo pranzo, era il momento di dar loro da mangiare, un’altra attività apparentemente semplice, ma che richiedeva tempo e concentrazione.
Una volta terminato il “giropappe” ci si occupava di un po’ di manutenzione o di quello che serviva per le camere dell’hotel o per il ristorante.

Ma come funziona e come si fa per fare un’esperienza simile?

Prima di tutto è importante avere voglia di mettersi in gioco. Le possibilità sono tante, ma proprio per questo è fondamentale cercare con attenzione quella più adatta a te.

Ci sono due portali principali che si occupano di offrire questo servizio: WorkAway e Worldpackers.
In entrambi i casi puoi consultare il sito, sbirciare, cercare in maniera del tutto gratuita (io per un po’ ho fatto così, sognando di partire…).
Se invece desideri candidarti, quindi proporti e contattare una struttura, dovrai registrarti e pagare una quota annuale di circa 60 euro.

Alcune strutture richiedono un periodo minimo di permanenza utile a darti una formazione (è stato il mio caso, dove il tempo minimo richiesto è di un mese) altre strutture accettano volontari solo in un periodo specifico. Ogni host può avere regole differenti (alcune posizioni sono anche retribuite) che variano in base alle attività o all’area geografica. Qualche volta è richiesto un colloquio o la conoscenza di una lingua specifica.
Il mio consiglio è di visitare il sito e leggere tutto con attenzione.

Cosa scegliere e dove andare

Ognuno di noi ha attitudini e preferenze diverse, e il bello di esperienze come quelle offerte da WorkAway sta proprio nella possibilità di scegliere ciò che ci sembra più adatto e nelle nostre corde.
Se non ci si sente pronti per partire per l’estero, magari per una scarsa confidenza con la lingua o perché non si è abituati a viaggi lontani, si può iniziare tranquillamente dall’Italia: anche qui le opportunità non mancano. Oppure si può optare per contesti più semplici e vicini, come altri paesi europei, così da fare un primo passo fuori dal nostro paese.

È importante valutare con attenzione ogni aspetto della struttura: le condizioni dell’alloggio (in alcuni casi si avrà una stanza privata, in altri si condivideranno gli spazi), il cibo e l’organizzazione generale della giornata. Se queste informazioni non sono specificate nella descrizione, è sempre meglio chiedere chiarimenti: sapere in anticipo dove si dormirà e con chi si condivideranno gli spazi aiuta a evitare sorprese.

A volte è necessario uscire dalla propria comfort zone. In alcune esperienze ci si può trovare in situazioni confortevoli (come è stato per me all’Old Pine) in altre in contesti più spartani o impegnativi, come mi è successo durante un WorkAway in Perù.

Se si sceglie una destinazione extraeuropea, è fondamentale informarsi per tempo su documenti e requisiti: passaporto, eventuale visto e tutto ciò che è necessario per entrare nel paese. Questi aspetti non vengono gestiti dall’host, quindi è responsabilità personale organizzarsi.

Infine, non bisogna dimenticare che è anche possibile iscriversi proprio come host e accogliere viaggiatori da tutto il mondo, offrendo pasti e un posto letto in cambio di una mano nelle attività quotidiane 🙃

Cosa ho imparato (e cosa mi manca)

I due mesi che ho trascorso all’Old Pine, lontana da traffico, caos e frenesia milanese, sono stati un vero toccasana in un momento piuttosto complicato della mia vita. Nelle ore libere potevo camminare o correre nel bosco, avevo a disposizione tantissimi cani per fare pet therapy (immagina di poterne coccolare ogni giorno una cinquantina!), spazi verdi e tanto lavoro manuale che mi teneva la testa occupata.

Avere la possibilità di lavorare a stretto contatto con i cani è stato qualcosa di unico: ho imparato a comprenderne meglio il comportamento, a guidarli con cart e slitta e a riconoscere il carattere di ognuno di loro. Lavorare tante ore all’aperto e al freddo è stata un’esperienza nuova e formativa, all’inizio piuttosto stancante, ma che via via è diventata sempre più confortevole e rilassante.

È stato tutto così intenso che, quando è arrivato il momento di lasciare l’Old Pine, sapevo già che mi sarebbero mancate sia le persone conosciute sia tutti i “miei” cani. Ecco perché a distanza di quasi un anno sono tornata a far visita a Simona e Alessandra portando con me mia mamma a sfidare il freddo per conoscere quel luogo magico.
Questa meravigliosa esperienza è stata l’ennesima conferma che, quando ci si apre a nuove opportunità e si è disposti a mettersi in gioco, la vita sa sorprendere e regalare qualcosa di davvero straordinario.

I cani da slitta e la slitta sulla neve